Unicar racconta: Sara Bonifacio, pallavolista italiana di serie A
Verso i dieci anni, tutte le mie amiche di scuola giocavano a pallavolo, mi parlavano dell’Alba Volley e allora ho detto: “Dai, voglio provare anch’io.”
Ho iniziato ed è diventata subito una passione. Avevamo un sacco di allenamenti e di impegni, però ci divertivamo un casino e quindi, diciamo che considero l’Alba Volley il punto di partenza della mia carriera: da lì in poi non ho più smesso.
Sono Sara Bonifacio, centrale capitano dell’Igor Volley Novara. Sono una pallavolista professionista e vengo da Alba.
Oggi sono qui per passare una giornata insieme a Unicar.
Il mio inizio con la pallavolo è stato un po’ travagliato. Ho iniziato a 6 anni nel San Cassiano, ma forse ero un po’ troppo piccolina perché i tanti allenamenti e l’impegno costante, mi hanno scoraggiato e dopo un anno ho smesso, non volendone più sentir parlare.
Verso i dieci anni, tutte le mie amiche di scuola giocavano a pallavolo, mi parlavano dell’Alba Volley e allora mi sono detta: “Dai, voglio provare anch’io”, sia per riprovarci che per passare del tempo con loro.
A quindici anni sono andata a Milano al Club Italia e dopo tre anni in serie B, sono approdata a Novara in serie A. Quello è stato il mio debutto: lì ho fatto quattro anni per poi cambiare verso il Busto Arsizio. Dopo due stagioni sono ritornata al Novara, dove, ormai, mi considerano una veterana: forse un giorno avrò le chiavi della città!
Quest’anno ho fatto dieci anni di carriera nel Novara, sono molto soddisfatta del mio percorso e dei risultati ottenuti: è una grande società.
Da quest’anno sono capitano, l’anno scorso ero vice.
Ricevere questa carica è un ulteriore onore che dà sicuramente responsabilità in più ma che mi riempie di orgoglio.
Tempo libero? Non so cosa sia! No dai, non è vero: ce n’è poco, ma bisogna anche essere bravi a ritagliarselo.
Quando ho dei giorni di riposo, torno volentieri qui a casa ad Alba. Quando non mi fa impazzire o non corre dietro ad altri animali, amo passeggiare con il mio cane. È sempre bello tornare qui nelle Langhe tra questi paesaggi fantastici e io e Clyde, devo dire, ci facciamo delle gran passeggiate.
Se sono superstiziosa?
No, però ho un piccolo rito prima delle partite, ovvero indosso un fiocco rosso tra i capelli. Me lo regalò una tifosa e, da allora, mi ha sempre portato fortuna.
Mia nonna, poi, spesso mi dice: “Metti il fiocco rosso, così ti riconosco!“. Lei ha 92 anni e non ci vede benissimo: per questo motivo il fiocco è diventato un segno distintivo e, diciamo pure, un portafortuna!
Ai giovani do questo consiglio che a me ha aiutato tanto e che ritengo fondamentale: continuate. Anche se le cose non vengono, anche se magari una sera volete uscire con gli amici però c’è la partita e quindi bisogna rispettare l’impegno preso. Continuate, non demordete, perché poi i risultati arrivano e le soddisfazioni sono grandi, ognuno nel suo piccolo. Non mollate mai.
Con l’agitazione pre-partita, ho imparato a conviverci. È chiaro che ci sono partite che “pesano” di più: scontri diretti, sfide contro squadre importanti, finali… etc.
La pressione c’è, è innegabile. Però, facendo questo lavoro, devi imparare a conviverci perché ti regala quel pizzico di adrenalina in più.
Prima di ogni partita, insieme alle mie compagne di squadra, abbiamo il rito del bagherone: ogni volta creiamo una tabella su cui dobbiamo crocettare a seconda delle preferenze, così si creano le squadre. Poi si comincia il rito e siamo agguerritissime, a volte, molto più che in partita! Il rito del bagherone è un appuntamento fisso settimanale: non può mai mancare.